Manifestazione 11 marzo 2022

L’11 marzo 2022 circa 5 mila operatori balneari, tra cui oltre 150 della Costa Veneta, sono scesi in piazza Santi Apostoli a Roma per protestare contro la ,così rinominata, “legge vergogna” che prevede la riforma delle concessioni demaniali. Tale proposta di legge va a colpire gli operatori balneari e le loro famiglie, che dopo anni di duro lavoro e sacrificio si trovano inermi a guardare le loro imprese messe a rischio


Il tutto accade in un momento davvero delicato per il settore della spiaggia, composto da più di 300 mila lavoratori, che durante gli ultimi 2 anni era già stato messo a dura prova dalla Pandemia Covid-19. I lavoratori hanno appena affrontato un calo drastico del Turismo, continuando a subirne le conseguenze, oltre all’aver investito ingenti somme di denaro per adeguare le location alle direttive per la sicurezza. Anche il numero delle postazioni e degli accessi agli stabilimenti era stato drasticamente ridimensionato, aggravando il duro colpo agli incassi del settore. La querelle in questione viene resa molto comprensibile dalle parole del Vicepresidente del Sindacato Italiano Balneari (SIB) Enrico Schiappapietra: “Riassumiamola così. Abbiamo preso dallo Stato un posto auto, ci abbiamo messo sopra una signora macchina, e adesso lo Stato vuole mettere a gara quello spazio con sopra la nostra auto: questo è profondamente ingiusto”. Va sottolineato, che l’applicazione della direttiva Bolkestein da parte del governo prevede un rigore e un’inflessibilità non paragonabile agli altri Stati dell’UE. Continua, infatti, il Vicepresidente: “Capisco che un norvegese o danese debba poter concorrere, ma noi italiani dove andiamo a concorrere? Lì le attività balneari non ci sono, mentre Spagna, Portogallo e Croazia hanno normative più corporative e non aprono il mercato”.


Una legge, quindi, che promuove una preziosa occasione per coltivare vantaggiosi rapporti tra Stati dell’UE, non prendendo, però, in considerazione i bisogni dei cittadini italiani e sacrificando così i propri lavoratori e l’economia della nostra Nazione a cui essi hanno contribuito per anni. L’evento scatenante risale allo scorso Novembre, quando il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni demaniali marittime al 2033, secondo la legge 145/2018, perché in contrasto con il diritto europeo, il quale proibisce il rinnovo automatico sulle concessioni di beni pubblici al medesimo titolare. Inoltre, Palazzo Spada ha imposto la rassegnazione dei titoli entro il 31 Dicembre 2023. Ma non è tutto, Bruxelles è in procinto di far recapitare all’Italia la procedura di infrazione, legata alla, già citata, direttiva europea Bolkestein del 2006 che vieta le estensioni automatiche delle concessioni e promuove la libera circolazione dei servizi tra Stati. La grande ingiustizia sta nel fatto che i titolari di stabilimenti balneari, pur sfruttando il suolo pubblico, hanno creato imprese private a tutti gli effetti, sulla base di un contratto con lo Stato, che prima prevedeva il rinnovo automatico della concessione (legge abrogata per uscire da una precedente infrazione europea), poi una serie di proroghe fino al 2033. Tali accordi sono stati annullati, da un giorno all’altro, dallo stesso organo che aveva garantito un lasso temporale di quindici anni, rendendo vani i legittimi investimenti dei titolari. 


Alessia Berlusconi, imprenditrice che ha rilevato il Bagno Alcione a Forte dei Marmi, racconta dell’approvazione della bozza del documento dello scorso 15 febbraio effettuata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri, la quale “non soddisfaceva, ma era una possibile base di lavoro accettabile, e prevedeva un equo indennizzo”. Misteriosamente, quell’indennizzo è stato ridotto ai soli “beni immobili non ammortizzati e questo sembra frutto di una visione punitiva che è difficile da comprendere”. L’Emendamento ddl Concorrenza permetterà al Governo di varare la riforma sulle concessioni balneari e di adeguarsi alla direttiva Bolkestein dando via alle gare del 1 Gennaio 2024. Durante la Manifestazione governatori, sindaci e parlamentari sono saliti sul palco, di fronte alla piazza romana, per prendere le parti di questa categoria che risulta, a tutti gli effetti, espropriata dei suoi beni e violata del suo contratto. D’altronde i manifestanti non chiedono altro che la possibilità di continuare il loro lavoro e che venga riconosciuto il valore delle loro aziende. 

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